Vero su bianco

Alberto e Giorgio Ripa – I° parte

Alberto e Giorgio RipaHo appuntamento con i gemelli Alberto e Giorgio Ripa davanti alla deliziosa pasticceria Bastianello (Milano) in un afosissimo pomeriggio estivo. Si presentano con una stretta di mano sicura accompagnata da uno sguardo gentile. Confondo immediatamente Alberto con Giorgio e Giorgio con Alberto, ma il loro simpatico sorriso mi traghetta oltre l’impasse iniziale e sorrido anch’io della mia gaffe. Entro nella fresca veranda della pasticceria con Giorgio, Alberto ci raggiungerà più tardi, sostituendosi al fratello in questa intervista disgiunta.

  • Chi è Alberto Ripa?
    Giorgio: Alberto è il mio gemello, è la persona che tutti i giorni vedo davanti a me in uno specchio inesistente. Lui è parte di me e parte di una persona che, forse, devo ancora conoscere.
    Alberto: Una persona abbastanza eclettica che, dopo aver imparato a giocare bene a scacchi e aver sviluppato una mentalità molto scientifica, decide di iscriversi al liceo classico per poi tornare, con amore, alle materie scientifiche.
  • Chi è Giorgio Ripa?
    Giorgio: È l’immagine speculare di mio fratello, con lo stesso meccanismo detto prima. Forse mi conosco un po’ meglio e con l’avanzare dell’età ho scoperto nuove attitudini, lati positivi e anche negativi.
    Alberto: Giorgio è il mio gemello, in certi momenti è la mia immagine speculare, in altri è l’angolo complementare o supplementare, come diremmo in geometria. Certe volte siamo così uguali e altre così diversi. Giorgio è il più bel regalo che ho avuto dalla vita.
  • Hai sempre desiderato diventare scrittore?
    Giorgio: Quando avevamo trenta, trentacinque anni ci era balenata un’idea, poi, a distanza di dieci anni, abbiamo letto concomitantemente lo stesso libro, “Io uccido” di Giorgio Faletti, e proprio in quel frangente abbiamo pensato che avremmo potuto scrivere un thriller. Da quel momento, e da quella idea primordiale, sono nati “Melodia fatale” e “L’ultima mossa”.
    Alberto: È una cosa nata all’improvviso, anche se già da ragazzino avevo iniziato a scrivere. In seguito, al liceo e all’università, è nata l’inventiva attraverso la quale, giocando con le parole, creavamo scherzi brillanti e scrivevamo biglietti augurali. Da questa sorta di palestra abbiamo attinto per arrivare a scrivere un tipo di thriller prima inesistente, il thriller culturale.
  • Chi ha trascinato chi in questa avventura?
    Giorgio: L’idea è stata più o meno simultanea, poi ci siamo lanciati una sorta di sfida: inventare io una trama e mio fratello un’altra.
    Alberto: L’idea iniziale è stata di Giorgio, ma l’ho seguito subito lavorando alacremente a questo progetto. Abbiamo concordato insieme i personaggi, alternativamente siamo inventori ed esecutori, piloti e navigatori.
  • Quanto di te c’è nei vostri libri?
    Giorgio: C’è tanto di me e tanto di Alberto. Molti spunti sono tratti da esperienze personali, molti dalle diverse discipline, sia scientifiche sia letterarie, che abbiamo studiato.
    Alberto: Tanto di me e tanto di Giorgio. Alcuni personaggi sono quasi nostri alter ego, altri sono ispirati a persone a noi vicine, altri ancora sono nostre trasposizioni. Direi però che la mente del personaggio principe, Tobia Allievi, è la nostra.
  • Quando hai visto il vostro primo libro in vetrina cosa hai provato?
    Giorgio: Non ci credevo! I nostri nomi in vetrina mi hanno provocato un’emozione indescrivibile, un’emozione che non ha né uguale né prezzo. Pur non essendo padre credo che la sensazione provata possa essere assimilata a un evento come la nascita di un figlio.
    Alberto: Una grande emozione, forse come quella di un padre che vede per la prima volta suo figlio nella nursery. Una grande gioia, i nostri nomi in libreria, stentavamo a crederci. Un sogno che si è realizzato. E continuiamo a sognare!
  • Qual è il tuo prossimo traguardo?
    Giorgio: Scrivere il prossimo libro! Stiamo già lavorando al quinto e anche al sesto!
    Alberto: Anche se aver scritto libri ed essere diventato autore mi ha aiutato in anni veramente difficili, vorrei trovare un maggiore equilibrio, migliorare la qualità della vita e tornare a vivere come prima del 2009.
  • Cos’è lo stile?
    Giorgio: C’è lo stile letterario, che può essere elegante, semplice o multidisciplinare, come il nostro. Nella vita, invece, lo stile è essere educato, gentile e buono, in ogni ambito, soprattutto in quello lavorativo.
    Alberto: Educazione e cultura, questo è per me lo stile.

Qui termina la prima parte di questa doppia intervista ai gemelli del giallo: Alberto e Giorgio Ripa.

Nelle prossime settimane sarà pubblicata la seconda parte: restate collegati!

Commenti

  • Io credo che lo Stile nella vita sia sinonimo di Classe! E questi autori ne hanno da vendere!
    Quanti ne conosciamo che sanno scrivere così? Io solo loro!
    Eppure ho letto tutto quello che hanno sfornato i migliori cervelli della letteratura umanistico-scientifica del genere in questione.
    Ha senso parlare semplicisticamente di “thriller”, leggendo i loro romanzi?
    Forse solo perché in maniera intelligente intrappolano l’attenzione del lettore inesorabilmente, fino all’ultimo, braccando le sue supposizioni, sempre inevitabilmente incongrue.
    In tutti i loro thriller non c’è tregua, non c’è pace. In nessuna pagina! Ma in tutte le pagine di tutti i loro thriller c’è la voglia che non finisca mai..
    Complimenti!

    • Grazie per il tuo commento Matteo.
      Sono sicura che Alberto e Giorgio Ripa apprezzeranno moltissimo gli elogi da te espressi.
      Spero, al contempo, che tu abbia trovato interessante e di tuo gusto la prima parte dell’intervista. Nei primi giorni della prossima settimana pubblicherò la seconda parte.

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