Fantasy

Come fermare il tempo

Come fermare il tempo Book Cover Come fermare il tempo
Matt Haig
Edizioni E/O
How to stop time

Estienne Thomas Ambroise Christophe Hazard insegna storia presso la Oakfield School di Londra e dimostra quarantuno anni, ma, in realtà, di anni ne ha più di quattrocento. Dopo aver vissuto decine di esistenze, ha scelto di avere una vita apparentemente normale. Ma la normalità per Tom non può esistere, mentre esistono un vissuto doloroso, tanti affetti lasciati nel tracciato percorso e infinite professioni. Eppure Tom non demorde, stanco di trascinarsi nella menzogna occultando la propria rara patologia desidera solo ciò che gli altri esseri umani hanno: una vita come quella di tutti.   

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Recensione

Ognuno di noi – sottoscritta compresa – vive la propria vita credendosi immortale: accumuliamo oggetti, intessiamo relazioni e collochiamo in un ipotetico domani ogni genere di incombenza senza renderci conto che il domani potrebbe non arrivare. E se, invece, non fosse così? Se potessimo vivere centinaia di anni, immagazzinando conoscenze e ricchezze, saremmo più felici? Oppure l’angoscia e il dolore di vedere invecchiare e morire le persone amate ci annienterebbero trasformandoci in esseri crudeli, cinici e senza cuore?
È questa la tematica affrontata da Matt Haig nel recente romanzo “Come fermare il tempo”, nel quale Tom, un novello Highlander che, a differenza del Connor MacLeod che più o meno tutti conosciamo, non è un immortale, ma un uomo affetto da una rara e sconosciuta disfunzione chiamata anageria. Se esiste la progeria (malattia rara che provoca l’invecchiamento precoce dell’organismo) perché non può esistere il suo contrario? Ed ecco, quindi, nascere Tom, un uomo per il quale il tempo scorre diversamente e molto più lentamente rispetto alla normalità.
«Sono vecchio. È questa la cosa fondamentale che ho da dirvi. Quella che vi risulterà più difficile da credere. A vedermi, probabilmente mi dareste una quarantina di anni, ma vi sbagliereste di grosso. Sono vecchio come può esserlo un albero, una vongola artica o quahog che dir si voglia, un quadro del Rinascimento. Per darvi un’idea: sono nato oltre quattrocento anni fa, il 3 marzo 1581… ». Negli oltre quattrocento anni della sua vita, Tom viaggia in continuazione per evitare che sorgano sospetti sulla sua immutabilità spostandosi tra il vecchio e i nuovi continenti che nel corso dei secoli da lui vissuti saranno scoperti, conquistati e colonizzati. Incontrerà persone comuni e personaggi di spicco, quali il drammaturgo Shakespeare, lo scrittore Francis Scott Fitzgerald e la moglie Zelda Sayne, la cantante e danzatrice Josephine Baker, il navigatore Tobias Furneaux, l’esploratore James Cook e molti altri.
Qual è il prezzo da pagare per questa sorta di immortalità? La fuga continua, lo strazio di una vita senza radici, il dolore per l’invecchiamento e la morte delle persone care, l’obbligo di reinventarsi ancora e ancora, senza tregua.
“Who wants to live forever” cantavano Brian May e Freddie Mercury nel singolo dei Queen scritto dallo stesso Brian May. E anche Tom, il protagonista creato da Haig, si porrà questa domanda. Non senza dolore.
Ma, in tutto questo errare per il globo terracqueo, qualcosa stride e sembra addirittura forzato. Gli incontri fortuiti, l’adesione alla Società degli Albatros che appare come una setta di semidei immutabili che disprezzano i comuni mortali, denominati effimere, alcuni personaggi secondari in delirio di onnipotenza convincono poco. Tutto sommato un fantasy leggibile con qualche piccola riserva che evidenzia un Matt Haig lievemente in sottotono rispetto alle vette toccate con il delizioso “Gli Umani”.

Il lessico attuale crea continuità narrativa tra i brevi capitoli che si alternano come si alternano i secoli in cui è calato il protagonista.
Le ambientazioni sono minime ma pertinenti e consentono un’immersione nei vari strati sociali che vengono, via via, esposti.
Il protagonista è sufficientemente credibile, il suo disagio è percettibile e la ricerca di riscatto permea ogni tratto del suo carattere.
I personaggi secondari sono tanti, tantissimi, e nella maggior parte dei casi risultano collocati nel loro tempo con accuratezza adeguata.
Piacevole la copertina, forse vagamente il stile “La bella e la bestia” con la rosa che sfiorisce e lascia cadere i propri petali, ma attinente con la clessidra che, da sempre, segna l’inesorabile scorrere del tempo.

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