Fantasy

Il grido

Il grido Book Cover Il grido
Luciano Funetta
Chiarelettere

Nei bassifondi di una città nella quale il trasporto pubblico non circola più da anni, Lena cammina tra ciò che resta di una civiltà, che da molto tempo non ha più nulla di civile, per recarsi al lavoro. Abbandonata poco dopo la nascita, la donna si muove nella desolazione del presente con la speranza di un futuro che possa proiettarla in una nuova vita. Ma la voce, quasi un richiamo, che sente costantemente la porterà verso una consapevolezza forse sperata, forse inaspettata.

2.5

Recensione

Un mondo futuro, raccapricciante e distopico – cioè pauroso, fortemente indesiderabile e contrario di utopico – è quello presentato da Luciano Funetta nella sua più recente opera letteraria, “Il grido”. Una periferia cupa, inquietante, spettrale circonda una città senza nome, anch’essa oscura, decadente e destabilizzante, nella quale tutto è reale e niente sembra esserlo, nemmeno le persone che vagano, come derelitti umani, animali sospettosi e guardinghi, sospesi tra i ruoli di preda e predatore. Un pub, il Kraken, che, come il mostro marino dal quale mutua il nome, ospita e avvolge con i suoi tentacoli gli avventori più diversi, mescolandoli in un rompicapo nel quale poliziotti ed ex-prostitute, lavoratori di ogni genere e nullafacenti escono distrutti e informi. Ma proprio in questa realtà, nella quale i morti si seppelliscono via internet, a seconda delle disponibilità economiche, l’evasione è rappresentata da un Portale Municipale sul quale l’ampia scelta di visioni virtuali sembra più vera della verità circostante e i Dormienti sono esseri astrusi privi di identità e di ruolo, leggiamo una scomoda verità, tanto profonda quanto dolorosa, ovvero la solitudine individuale. Ed è proprio questa solitudine che anima Lena, la protagonista, vittima e succuba di scelte non sue, di rassegnazioni forzose, di accettazioni mute che, notte dopo notte, la trascinano nelle visioni e nelle allucinazioni di un altrove onirico che ben conosce e nel quale, forse, sente di essere protetta. Un mondo sconcertante, ma minuziosamente creato dall’autore, è quello nel quale Lena vive l’età adulta, come sconcertante è quello in cui ha trascorso l’infanzia, partendo dall’orfanotrofio gestito dalle eteree Dame che si esprimono solo cantando, arrivando sino all’Orto Botanico, luogo magico e a tratti mistico, in cui gli amici sembrano più esseri mitologici che reali, sospesi tra il regno animale e quello vegetale. Un romanzo che sconfina nel fantasy, ma costruito e studiato con scrupolo e attenzione in ogni singolo particolare, che mescola tracciati non sempre facili e, purtroppo, a volte incomprensibili.

L’ambientazione, come detto, è prettamente distopica, post-apocalittica se vogliamo, ma disseminata di particolari che coadiuvano il lettore durante la lettura.
La protagonista risulta immateriale, quasi incorporea, vive accanto, come se la sua stessa vita non le appartenesse e le fosse capitata per caso e per caso continuasse a trasportarsi nel quotidiano.
I tanti personaggi secondari sono solo abbozzati, poco sviscerati e alcuni risultano criptici, al limite del decifrabile.
Copertina minimal ma azzeccatissima: un muro, un rubinetto, un dosa-sapone, qualche mattonella esprimono perfettamente l’involucro nel quale è racchiuso il contenuto delle pagine.
La prosa è suggestiva, ispirata e, visto il contesto, libera di sfiorare qualsiasi estremo.

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