Romanzi

Il passo in più

Il passo in più Book Cover Il passo in più
Francesco Pierucci
Nulla Die

Uno scrittore, reduce dal successo del suo primo romanzo ma abbandonato dalla Musa ispiratrice, parte per un viaggio on the road con la sola compagnia della sua adorata macchina da scrivere. Scavando dentro se stesso e nei bizzarri personaggi che incontrerà lungo la strada, egli vivrà esperienze al limite del surreale che gli forniranno nuova linfa per ricordare ciò che era un tempo e per guardare verso un nuovo orizzonte.

3.5

Recensione

Apro il libro e nella pagina che precede il prologo leggo: Vaffanculo.
Immediatamente penso: “questo libro potrebbe piacermi”.
Leggo il prologo e, nuovamente, penso: “questo libro potrebbe proprio piacermi”.
A lettura ultimata il mio pensiero diventa concreto e aderisce ai presupposti formulati: questo libro mi piace.
Pierucci riesce nel difficile compito di creare un personaggio trasformandolo quasi immediatamente in un protagonista assoluto al quale ci si affeziona e al fianco del quale il lettore vive una moltitudine di momenti, passando dalla disperazione alla dannazione, dall’astrazione all’affabulazione, dallo smarrimento al vagabondaggio. Veramente irresistibili sono alcuni passaggi narrativi, che sfiorano il tragicomico, nei quali il protagonista sembra quasi volersi estraniare dalle situazioni vissute e, come in un film, guardare direttamente in macchina, verso lo spettatore, con sgomento e incredulità. Intense sono, invece, le lunghe sequenze di ricordi, ricordi carichi di amore, di dolore, di affetto, di malinconia, nei quali ognuno può trovare un frammento di sé. L’autore, con estrema destrezza, muove il suo protagonista in un viaggio esteriore che ne contiene un altro: quello interiore. Un viaggio, questo secondo, molto più faticoso, difficile e spesso inconsueto, che però dischiude nuove prospettive e visioni prima impensabili.
Approfonditi e densi sotto molteplici aspetti anche i personaggi secondari, credibili proprio per le loro connotazioni astruse, singolari, variegate.
Intrigante e sfaccettata la storia impiantata in una collocazione spazio-temporale che resta ciò che deve essere, ovvero un fondale neutro che non schiaccia mai i personaggi permettendo loro di emergere e di muoversi con agilità.
Pulita la narrazione con frequenti richiami dotti che l’autore, forse non senza una punta di autocelebrazione, snocciola qua e là e che richiamano alla memoria personaggi e autori immortali. Immediato il riferimento a Jack Kerouac e al suo “Sulla strada”, più sottili sia quello a Stephen King con il suo John Daniel Jack Torrance in “Shining”, sia quello a Irvine Welsh con il suo “Trainspotting”.
Semplice ma d’impatto la copertina, giocata sui toni del grigio, sulla quale spicca una Adler Favorit del 1937 che, pur non essendo la Underwood Standard, fida compagna del protagonista, rende egregiamente l’idea.

Commenti

    • Grazie per il tuo commento Francesco, è un piacere riceverne direttamente dall’autore.
      Lieta che la recensione ti sia piaciuta, merito tuo e della tua scrittura!
      Grazie a te, quindi, per avermi permesso di scoprire il tuo romanzo.

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