Vero su bianco

Nicoletta Bortolotti

nicoletta bortolottiMesi fa ho conosciuto Nicoletta Bortolotti nell’incantevole Mondadori Bookstore nel centro di Saronno e nello stesso spazio libresco, messomi a disposizione dagli squisiti Costanza e Stefano, incalzo Nicoletta con le mie quindici domande più una. Lei è serena e pacata, sorride e pondera prima di rispondere. Uno dei tratti caratteristici di Nicoletta è la soavità che traspare in ogni suo sguardo, in ogni suo gesto, in ogni suo fugace pensiero. Sono a mio agio, sia per la cornice di libri che ci circonda, sia per la persona seduta di fronte a me, che più che rispondere sembra dialogare amabilmente senza alcuna remora.

  • Chi è Nicoletta Bortolotti?
    Sono tante persone in una. Sono una donna, una scrittrice, una madre. Innegabilmente, questi ultimi due aspetti portano alla creatività, a dare vita a qualcosa e, pertanto, sono due dimensioni molto intricate e unite. Non per questo le scrittrici che scelgono di non avere figli non sono creative, anzi. Ci sono scrittrici che decidono di non avere figli per non avere una passione altrettanto forte che possa distrarle dalla scrittura. Lavoro, inoltre, nella redazione Mondadori e correggo i manoscritti altrui. Può sembrare paradossale, ma, quando scrivo, ho bisogno di un redattore che corregga i miei scritti! Fare editing per altri mi aiuta a scrivere e a migliorarmi continuamente. Sono anche una ghostwriter, cioè scrivo libri che non firmo, principalmente per serie televisive, ma mi è capitato di lavorare per autori importanti.
  • La delicatezza è un tuo tratto distintivo. Lo è anche nella vita?
    Lo stile di scrittura rispetta lo stile di una persona. Effettivamente, questo mi è stato detto diverse volte. Ho uno stile lieve, delicato, ma ho molte inquietudini interiori, che forse non appaiono in modo esteriore. Ho un carattere sostanzialmente timido e di frequente i miei personaggi fanno fatica a esprimersi, ma, devo dire, che a volte vorrei adottare uno stile più duro, meno delicato, ma dovrei prima imparare a riconoscere in me questi tratti. Ritengo, comunque, che scrivere porti verso una maturazione, a una crescita interiore e a una maggiore conoscenza di sé.
  • Da cosa rifuggi?
    Dall’esibizionismo e dal millantare un valore quando questo non c’è. Diciamo che non mi piace il fumo e in ambito editoriale è molto presente. Preferisco chi, magari, rimane un po’ in ombra, ma ha una sostanza vera da comunicare, così come preferisco il lavoro ben fatto che spesso non viene nemmeno premiato. Rifuggo, inoltre, dallo snobismo culturale, il cosiddetto paraocchi ideologico, che porta al massacro fine a se stesso, come spesso avviene verso il best-seller del momento o verso l’autore più conosciuto solo perché tale. 
  • Cosa, invece, ti attrae?
    Nelle persone mi attraggono la semplicità, la sensibilità, l’autenticità senza alcun tipo di maschera. Ed è proprio l’autenticità che io ricerco, sia nelle persone, sia nella scrittura.
  • Quanto conta l’opinione altrui?
    Più di quello che vorrei. Purtroppo conta, bisognerebbe proseguire nel proprio percorso credendoci, a prescindere da quanto dicono gli altri. Spesso non è possibile, perché i condizionamenti sono tanti, ma bisogna cercare di riconoscerli, almeno a noi stessi. Io sono abbastanza insicura, quindi facilmente influenzabile, tendo, cioè, a seguire il parere altrui per poi rendermi conto che non andava bene, che non era quella la strada giusta per me.
  • Cos’è l’invidia?
    È una dimensione umana con cui tutti dobbiamo fare i conti. C’è un’invidia buona e un’invidia cattiva. Ho provato e provo invidia. Si può provare invidia per il collega che ha ricevuto immeritatamente una promozione o per la mamma che ha i figli che eccellono a scuola come negli sport. L’importante è guardarla, l’invidia, e riconoscerla. In questo modo fa molto meno paura. Ma, a volte, è anche un pungolo, uno stimolo, che ci spinge a migliorarci per arrivare ai risultati agognati.
  • E l’empatia?
    È importantissima nella vita ed è una caratteristica fondamentale che deve avere chi scrive. Lo stile, la voce narrante è sostanzialmente empatia attraverso la quale entrare nella mente altrui sentendo, ampliando e amplificando ciò che prova un’altra persona.
  • Hai sempre pensato di diventare una scrittrice oppure c’è stato un attimo, un evento, che ha decretato questa svolta?
    Fin da bambina, guardando le librerie, mi domandavo “Chissà se ci sarà mai un mio libro su quegli scaffali…”. Ho sempre amato leggere, però ho sempre avuto paura della creatività, di questa parte di me, perché sentivo che questa passione per la scrittura mi portava via dalla realtà, dalle cose importanti dell’esistenza, dalle radici che ancorano al mondo reale. Pertanto l’ho sempre trattata come un’ancella, vestita di stracci e chiusa in cantina. Ma la passione c’è sempre stata e, subito dopo la nascita del mio primo figlio, ho ricominciato a cercare di concretizzare il sogno trasformandolo in progetto.
  • Hai scritto diversi libri per bambini, ultimamente sei passata alla narrativa per adulti. Una scelta casuale o ponderata?
    In realtà, nasco come scrittrice per adulti. “Il filo di Cloe” (Sperling&Kupfer) e “E qualcosa rimane”(Sperling&Kupfer) sono i miei precedenti libri per adulti, ormai fuori catalogo, anche se spero sempre di ripubblicarli. Dal 2012/2013 ho iniziato a scrivere per i ragazzi, perché è nata in me questa voce narrante, un po’ adolescente, ragazzina. I due tipi di scrittura viaggiano in parallelo, non mi sento di essere solo scrittrice per adulti o solo scrittrice per ragazzi. La scrittura segue le fasi della vita e cambia insieme a noi. Ho scritto anche libri comici, mentre ora mi sto orientando più verso una scrittura di tipo drammatico.
  • Quanto di te c’è nei tuoi scritti?
    Tantissimo! In ogni mio libro c’è una grossa parte di me. Durante i laboratori di scrittura creativa che tengo spiego sempre di cercare di immedesimarsi, di entrare nel personaggio, attingendo alle proprie sensazioni per poi poterle raccontare.
  • Nel tuo recente romanzo, “Chiamami sottovoce”, racconti la clandestinità vista attraverso gli occhi di due bambini. Quanto dolore c’è in chi è sradicato brutalmente dalla propria terra?
    Molto ed è un dolore che non è ancora abbastanza raccontato. Mi sono state descritte molte esperienze, sia da chi è migrato negli anni ’70/’80, sia dai migranti di oggi, ma anche nei casi di immigrazione riuscita c’è sempre uno strappo, una ferita. Ci sono persone che cercano di cicatrizzare questa ferita prendendo le distanze dal passato, staccandosi dai ricordi, dalle tradizioni, per calarsi completamente nella nuova realtà. Ci sono, invece, persone che cercano di restare saldamente attaccate alle proprie radici, anche nel nuovo paese, ma questo è un ostacolo e la nostalgia, a volte, non permette di guardare oltre, impedendo l’integrazione. Devo dirti che, dopo aver scritto questo libro, mi hanno scritto molti ex bambini nascosti e tanti di loro mi raccontano che, attraverso la lettura, hanno rivisto situazioni vissute. Questo mi lascia molto commossa e anche molto scossa.
  • Sempre nel tuo ultimo romanzo, la bimba divenuta adulta, Nicole, ha un rapporto molto filiale, sembra quasi irrisolta. In sintesi è una donna che fatica a emanciparsi. Da cosa le risulta così difficile staccarsi: dalla madre o dal proprio passato?
    Nicole è, effettivamente, una donna che fatica a radicarsi nel reale. Ha un lavoro precario, una situazione sentimentale confusa. Sostanzialmente non riesce a compiere quelle scelte che la proietterebbero in una vita adulta. Ha mantenuto un cordone ombelicale con la madre che, in un certo senso, la condiziona a una dimensione infantile. Il rapporto con la propria madre condiziona sempre, per tutta la vita, e si deve mediare per arrivare alla giusta distanza. Nel mio romanzo, Nicole scoprirà un percorso più libero da idealizzazioni, riuscendo a vedere la madre per quello che è stata, con imperfezioni e difetti. E, infine, solo riconoscendola fatalmente umana riuscirà a vedere se stessa come una persona adulta.
  • Quale aspetto di te stessa cambieresti immediatamente?
    La timidezza, il timore di espormi. Vorrei essere un po’ più grintosa, più sicura di mostrarmi.
  • Prima hai detto di essere una ghostwriter. Quali sentimenti e quali emozioni vengono coinvolti in questa prestazione che implica l’occultamento del proprio nome?
    Sono sentimenti contrastanti. Da un lato non è gratificante, soprattutto perché in Italia non è un lavoro ben pagato. Ci sono scrittori, in Inghilterra e in America, che scrivono per conto di grossi nomi, per autori da migliaia di copie, e sono molto remunerati e pertanto scelgono una vita meno stressante, meno esposta. Qui non è così. Fare la ghostwriter è, però, una palestra di scrittura incredibile, perché bisogna scrivere una storia non propria, con regole precise che vengono dettate da altri. Tuttavia, devo anche dire, mi è successo di essere molto coinvolta con quanto stavo scrivendo, tanto coinvolta da arrivare a sentire la storia quasi mia.
  • Puoi fare un accenno ai tuoi progetti più imminenti?
    Sto scrivendo un libro per ragazzi insieme a un centro educativo di Milano. È la storia vera di uno di questi ragazzi e sono totalmente coinvolta da questo progetto, anche se ho un po’ di ansia da prestazione, perché vorrei riuscire a scriverla bene.
  • Racchiuditi in una frase, in un pensiero o, se preferisci, in una parola.
    Cantastorie. Questa è la parola che mi racchiude. 

La nostra intervista ha termine e Nicoletta Bortolotti deve scappare subito: gli impegni di scrittrice, di docente di scrittura creativa e di mamma si alternano velocemente in questo sabato d’inverno. Sono estasiata da questa donna che ha saputo trasformare un sogno, tenuto a lungo in un cassetto, in una carriera dalle tante, fantastiche, sfaccettature.

Nicoletta Bortolotti dopo aver conseguito la laurea presso l’Università del Sacro Cuore (Milano), ha collaborato con la rivista “Testo” del Dipartimento di Italianistica dell’università. Moltissime sono le pubblicazioni che la vedono spaziare agilmente in ogni ambito possibile: un manuale di scrittura (“Viaggio nella scrittura” con Emma Viola – Calderini – 2000), un diario umoristico (“Neomamme allo stato brado” – Baldini&Castoldi – 2004), un romanzo incentrato sul precariato e sulla disoccupazione (“Il filo di Cloe” – Sperling&Kupfer – 2007), un libro per bambini (“Sono alto così” – Mondadori – 2011), un romanzo sui rapporti generazionali (“E qualcosa rimane” – Sperling&Kupfer – 2012), un romanzo per ragazzi ispirato a una storia vera (“Sulle onde della libertà” – Mondadori – 2013), un romanzo di formazione ispirato a una partita di calcio disputata tra ufficiali tedeschi e giocatori ucraini (“In piedi nella neve” – Einaudi Ragazzi – 2015), l’avvincente epopea dell’industriale che salvò la vita di migliaia di ebrei (“Oskar Schindler Il Giusto” – Einaudi Ragazzi – 2017), la storia di Giovanni Borromeo, primario del Fatebenefratelli, che, per salvare i pazienti ebrei, inventò dal nulla il morbo K (“La bugia che salvò il mondo” – Einaudi Ragazzi – 2018) e l’ultimo romanzo che racconta la clandestinità attraverso gli occhi di due bambini (“Chiamami sottovoce” – HarperCollins – 2018). Innumerevoli sono i premi vinti, tra i quali figurano: Premio Leonforte, Premio Carver, Premio Comoinrosa, Premio Il Gigante della Langhe, Premio Cento, Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica. Inoltre, come raccontato durante l’intervista, Nicoletta Bortolotti è ghostwriter, editor e redattrice, oltre che mamma. Sono strabiliata e ammirata: sembra incredibile che la sua giornata sia composta di sole 24 ore!

Commenti

  • É bello sapere che dietro alle pagine di un libro si celano autori così genuini. Grazie per le tue interviste sempre interessanti, profonde e mai banali.

    • Grazie per il tuo commento, Luigina.
      Nicoletta è persona genuina ed è come appare, senza filtri, disponibile, sincera.
      E grazie mille per il tuo apprezzamento che è, innegabilmente, sempre gradito!

Lascia un commento

Cuccioli di cani e gatti in regalo da privati, cani da associazioni, gatti e cuccioli da allevatori di animali in tutta italia.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi