Vero su bianco

Romano De Marco

Romano De MarcoIncontro Romano De Marco telefonicamente. La sua voce è profonda, sicura, espressiva e, al contempo, pacata, gentile, serena. Romano De Marco è in auto, sta viaggiando per lavoro, e mi chiede se possiamo fare l’intervista in viva-voce, in caso contrario potrebbe fermarsi in qualche area di sosta. La sua gentilezza e la sua umiltà sono tali da sbalordirmi e per un attimo, forse una frazione di secondo, resto senza parole. La cavalleria non è morta: rarissimi esemplari di gentleman si aggirano ancora nel nostro Paese. Uno di loro è al telefono con me.

  • Come riesci a destreggiarti tra i mille impegni quotidiani?
    Non è facile, ma quando c’è passione si riesce a fare tutto. Ho un lavoro molto impegnativo che mi porta spesso in giro per tutta Italia, sono un avido lettore, guardo molti telefilm, molte serie tv, sono un padre con due figli adolescenti, spesso dico, come battuta, che basterebbe non fare le cose superflue, come mangiare e dormire, e si troverebbe il tempo per tutto. Scherzi a parte, nella realtà non mi mi piace lamentarmi, però credo che più cose si fanno più la vita vale la pena di essere vissuta.
  • Cos’è la solitudine?
    La solitudine, come deriva, è proprio l’argomento del mio prossimo romanzo, in uscita a Marzo 2018. La solitudine è qualcosa che ci cambia in negativo, che ci invade e ci modifica, in modo radicale, quando abbiamo delle forti carenze, che possono essere affettive, economiche o di qualsiasi tipo. La solitudine è una cosa che mi spaventa molto.
  • Cosa ti colpisce in una persona?
    Soprattutto tre aspetti: educazione, gentilezza e umiltà.
  • Guardando indietro cosa cambieresti?
    Nulla! Nella vita si fanno tanti errori, certo, ma non cambierei nulla, perché forse cambiando qualcosa del mio passato non avrei quello che ho nel presente. Modificando qualcosa avrei paura di ritrovarmi diverso o in situazioni differenti rispetto a quelle che ho e che vivo oggi. Sono contento di come sto, di come vivo, di tutto quello che c’è e che ho nella mia vita.
  • Hai ancora la capacità di stupirti?
    Assolutamente sì, anzi, coltivo moltissimo questa capacità. Mi entusiasmo quando incontro persone nuove, quando intreccio nuove amicizie, mi emoziono quando leggo un romanzo coinvolgente o guardo un film entusiasmante. Senza emozione, senza stupore, senza entusiasmo sarebbe una vita senza conoscenza. No, non potrei mai farne a meno.
  • Dove sono i tuoi sogni?
    Non ho grandi sogni. I miei sogni principali sono rivolti ai miei figli e alla loro felicità. Poi, magari, un sogno è anche vedere aumentare il numero dei miei lettori!
  • Più amiche o amici?
    Devo dire che in questo momento della vita ho più amiche. Non ho mai avuto moltissimi amici, neanche da ragazzo, e gli amici di una volta ci sono ancora, ma in questo momento ho diverse amiche, anche nel mondo dell’editoria.
  • Che tipo di lettore sei?
    Leggo veramente di tutto, circa una cinquantina di libri l’anno, vorrei leggerne di più ma proprio non riesco, perché il tempo è quello che mi manca. Mi piacciono molto i racconti, la narrativa italiana, meno i gialli o i thriller, ma leggo comunque quelli degli amici scrittori.
  • C’è un autore che leggi a scatola chiusa?
    Sicuramente Raul Montanari.
  • Esiste un libro che reputi fondamentale?
    Molti, moltissimi libri sono stati fondamentali per me, risulta difficile citarne uno, però uno in particolare è “La grande sera” di Giuseppe Pontiggia.
  • Quale ruolo ha la scrittura nella tua vita?
    Ha un ruolo importantissimo, fondamentale, perché rappresenta la passione, il lato creativo e mi aiuta a esprime quella parte magica che è in ognuno di noi. Proprio grazie alla scrittura riesco a fare tutto il resto, senza la scrittura avrei difficoltà a vivere.
  • Come tracci un tuo soggetto?
    Parto da un’idea, un argomento centrale, che può essere la paternità oppure la crisi dei cinquant’anni, come in “Città di polvere”, o come la metamorfosi di una vita, il suo stravolgimento, come in “L’uomo di casa” e poi costruisco e sviluppo la trama su questa tematica.
  • C’è un personaggio che è nato senza che tu lo volessi?
    Molti! A volte, quando si scrive, il romanzo prende una strada propria e a un tratto ti accorgi che starebbe bene una sottotrama, con altri personaggi e altre situazione. I protagonisti li ho sempre pensati e costruiti, ma i personaggi secondari spesso nascono per conto loro, a volte anche prendendo una piega inaspettata.
  • Il tuo ultimo romanzo, il thriller “L’uomo di casa”, ruota attorno a un universo totalmente femminile. Come mai, da uomo, hai scelto l’altra metà del cielo per protagoniste e antagoniste?
    Spesso ho messo le donne al centro dei miei romanzi, sia in quello precedente, “Città di polvere”, sia in quello nuovo che uscirà a Marzo. I personaggi femminili sono più sfaccettati, più tridimensionali, più profondi sotto certi aspetti. I personaggi maschili lo sono altrettanto, ma in modo diverso e in altre tipologie di romanzo, nel noir, nel poliziesco, nel romanzo d’azione. Mi piace raccontare le donne, cerco di farlo in modo credibile, facendomi aiutare da amiche o, come è successo per “L’uomo di casa”, da gruppi di lettura totalmente femminili ai quali ho sottoposto le bozze del romanzo.
  • Sempre ne “L’uomo di casa” sfiori molte tematiche, compresa quella dell’autoerotismo femminile, spesso considerato un tabù. Scelta ponderata o casuale?
    Sono contrario a qualunque tabù e alla falsa morale, di qualsiasi stampo sia. Il sesso, compreso l’autoerotismo femminile, deve essere sdrammatizzato perché fa parte della vita, della quotidianità. In quel frangente mi è piaciuta l’idea che la protagonista stesse praticando autoerotismo pensando a un uomo e, proprio in quel momento, quell’uomo si presentasse alla sua porta. Cerco di raccontare il sesso senza seguire uno schema stereotipato, ma adottando una visione molto realistica.
  • Racchiuditi in una frase
    “Uno scrittore è uno per il quale scrivere è più difficile che per tutti gli altri” è una frase di Thomas Mann, che mi piace tantissimo, nella quale mi ritrovo totalmente.

L’intervista termina ma la nostra telefonata prosegue per qualche minuto. Parliamo di progetti, di sensazioni, di idee, di vita. Nelle sue parole sento emozione, sentimento, passione. Non stento a credere che abbia molte amiche e mi piace pensare che, oggi, Romano De Marco mi abbia considerata una di loro.

Romano De Marco, superato da poco il mezzo secolo, è responsabile della sicurezza di uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Il suo esordio in campo editoriale avviene nel 2009 con “Ferro e fuoco” (Giallo Mondadori n. 2974 – ripubblicato nel 2012 da Pendragon Edizioni). Da quel momento in poi le pubblicazioni si susseguono: “Milano a mano armata” (2011 – Foschi Editore – Premio Lomellina in giallo 2012), “A casa del diavolo” (2013 – TimeCrime – Fanucci Editore – secondo classificato premio Nebbia Gialla 2013), “Io la troverò” (2014 – FoxCrime – Feltrinelli – secondo classificato premio Nebbia Gialla 2014 – finalista Premio Scerbanenco 2014), “Città di polvere” (2015 – Feltrinelli – finalista premio Scerbanenco 2015), “Morte di Luna” (2015 – Feltrinelli) e “L’uomo di casa” (2017 – PIEMME). I suoi racconti sono presenti in molte antologie, tra le quali “Le Prince noir” (2012 – Aìsara), “Nessuna più” (2013 – Elliot), “Gialli di rigore” (2016 – Mondadori), “Notti nere” (2017 – La Corte Edizioni). Collabora attivamente con riviste, periodici e blog. Come riesca a fare tutto, e a farlo così bene, è, da parte mia, motivo di ammirazione, vera e profonda ammirazione.

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