Fantasy

Zeig

Zeig Book Cover Zeig
Martino Ciano
Giraldi Editore

Come tutti gli abitanti di Colpaca, Marselo lavora alla Titti-Teet-Troot, una colossale e monolitica azienda in cui tutto si produce e tutto si vende. Durante un periodo di ferie obbligatorie, Marselo diventa Zeig per poter entrare a Redimos, luogo in cui vivono i sognatori. Abbacinato dalla verità mostratagli, Marselo-Zeig vorrebbe essere capace di prendere una decisione che gli modifichi la vita. Ma ogni scelta ne comporta altre che, come tessere in un domino, si incatenano l’una dopo l’altra. Quale destino sceglierà per se stesso? E quale destino decideranno gli altri per lui?  

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Recensione

Un mondo apparentemente distopico e grigio, ma, invece, spaventosamente reale è quello che Martino Ciano racconta nel suo recente romanzo, “Zeig”. Una società in cui i figli vengono strappati alle famiglie non appena si affacciano alla soglia dell’adolescenza affinché subiscano un lento ma incessante condizionamento che li trasformi in consumisti. Individui privati di volontà per i quali l’unico piacere nella vita è comprare, esibire, sfoggiare e, terminata la magia del nuovo acquisto, ricominciare il ciclo e ripeterlo all’infinito. Non importa quale sia l’oggetto agognato, l’ultimo gadget tecnologico come l’indumento firmato o la televisione interattiva, bisogna acquistare, sempre. E per non sentirsi inadeguati è necessario produrre, lavorare come schiavi o, meglio, come automi senza pensieri, senza divagazioni e senza ideali personali, per potersi permettere l’oggetto del desiderio. In questo mondo è obbligatorio seguire la massa, diventare anonimo, pecora tra le pecore in un gregge che cresce ogni giorno e diventa inglobante trasformando ogni potenziale individuo in un oggetto che ne indossa e ne usa altri. Marselo, il protagonista, come il resto della popolazione di una città immaginaria ma molto attuale, Colpaca, lavora alla Titti-Teet-Troot, un fagocitante monopolio dove è possibile, e necessario, acquistare qualsiasi cosa, senza sosta, 24 ore su 24. Slogan, sconti, offerte sono all’ordine del giorno e rombano di continuo nelle orecchie dei poveri abitanti che diventano, volenti o nolenti, produttori e consumatori, in una spirale senza fine. Ma Marselo, durante le ferie che l’azienda oligarchica gli ha imposto, sceglie di recarsi nel quartiere chiamato Redimos, una sorta di ghetto nel quale vivono i sognatori, i letterati, i poeti, i liberi pensatori, in una parola, gli inutili. E questi reietti ribelli e improduttivi, che la società consumistica denigra e allontana, timorosa che le loro idee innovative, i loro pensieri trasversali e le loro azioni distintive influenzino o intacchino il condizionamento indotto dal sistema, squarciano il velo con una violenza tangibile, offrendo una via d’uscita a chi è in grado di intravederla. Ma, dove termina il sogno di una vita diversa e inizia il condizionamento? Marselo, divenuto Zeig, lo imparerà a proprie spese.
Le similitudini con la realtà più attuale, che Martino Ciano mette nero su bianco, sono talmente sovrapponibili da diventare allarmanti. L’azienda che con un sorriso stilizzato ci suggerisce, giorno dopo giorno, che possiamo acquistare ogni prodotto compreso tra la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto, ci induce a pensare che sia sufficiente tenere tra le mani l’oggetto del desiderio del momento per lenire e riempire il vuoto gigantesco di affetti, di amicizia, di valori, di famiglia, di casa che piano piano ci sta avvolgendo e, purtroppo, incorporando.

Un tratto prettamente giornalistico e incalzante è quello adottato dall’autore che immette un narratore onnisciente capace di strizzare l’occhio al lettore, al quale si rivolge in modo diretto e, spesso, sarcastico.
Il protagonista è intriso di pensieri, di angosce, di reconditi recessi, di pieghe nei quali trascina il lettore, portandolo costantemente al proprio fianco.
I personaggi secondari sono tratteggiati con acume e incisi nettamente in una realtà tanto cruda quanto spaventosa.
Le ambientazioni sono volutamente distopiche, incolori, quasi trasparenti. Hanno un retrogusto amaro e tanto, tanto, veritiero.
Attinente al contenuto la copertina, seppur di minore impatto.

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